(un brano del testo)
Il volto dell’uomo, che dormiva estatico, obbligava a contemplazione.
Dio, quanto è simile al Fauno Barberini! Assente e supremamente presente, nel suo stato di coscienza altra. Senza guardare, è assorto in placida visione. Tace, eppure aspetto parole dalla sua bocca soave e pronta, barchetta quieta sull’onda del suo mento. Ecco, è questo il modello dell’antico scultore. Quanto deve egli averlo osservato mentre dormiva! Sia concesso che, come la sua, la coscienza mia possa raggiungere la concentrazione del laser e mantenere la tenacia della pietra su quest’Arcano Maggiore, squisita porta fra i mondi, chiave di sapienza.
Solo le mani di una suora, assottigliate dalla preghiera, hanno virtù innocente e levità bastante, per posarsi su un corpo assopito.